Quei "poveri" ragazzi, quante volte abbiamo sentito queste parole associate alle gesta vomitevoli violenza e intolleranza verso i tredici che, la notte del 24 settembre 2007, avevano progettato un vero e proprio assalto al Laboratorio Sociale Paz, atto non solo a colpire il luogo fisico di produzione di soggettività e di servizi verso quei "diversi" così tanto osteggiati e criminalizzati, ma anche e soprattutto per colpire le persone che lo animano, coloro che danno voce e corpo a quella progettualità antirazzista, antifascista e antiomofobica bersaglio della più vile cultura che fiancheggia il disagio e si nutre del pensiero nazista. Quei poveri ragazzi, in fin dei conti solo "ragazzini", quei figli della comunità, quelle gesta da minimizzare perché troppo difficile riconoscere che la gravità e la bestialità di quell'attentato, di quelle aggressioni fosse opera proprio dei figli di questa comunità, una comunità che in maniera simile al clima che si respira a Verona, crea una distinzione fra libertà ed essere umani, e criminalizza tutto ciò che è diverso, nella spirale falsa e cieca di una sicurezza e di una lotta al degrado che producono mostri. I mostri delle ronde, i mostri dell'intolleranza come accade da diversi anni anche nel centro storico di Rimini, dove in diverse occasioni giovani sono stati aggrediti nelle tante cantinette del centro storico per una toppa su un giacchetto o per chissà quale acconciatura. Dopo i gravi fatti accaduti a Verona e la morte di Nicola, ci sentiamo partecipi al dolore della famiglia e poniamo un interrogativo a chi, politicamente e mediaticamente anche nel nostro territorio, ha sempre cercato di sminuire i fatti legati a Forza nuova Rimini, legittimando di fatto l'uso della violenza nazista, mistificandone le gesta e minimizzando le responsabilità. Le responsabilità di famiglie assenti, disinteressate quasi assuefatte dalla noia, la responsabilità di una comunità che spinge su un "senso unico" senza ritorno, fatto di ideologie sicuritarie, di paura, di ansietà, di pericolo. Questo è accaduto a Verona, politica o non politica, questo poteva accadere a Rimini. Quando il valore della vita umana cessa di esistere, tutta la comunità ha perso. Perché ha generato in grembo la bestialità, l'ha nutrita dell'indifferenza, del vuoto totale di senso e di appartenenza. Comunità che hanno allevato delle creature che a forza di perseguitare i diversi, prima o poi colpiranno tutti. Nessuno escluso. Lanciamo fin da ora un appuntamento pubblico, il 23 maggio, in p.zza Cavour, una scadenza che come laboratorio biopolitico ci eravamo dati per riportare alla centralità del dibattito la questione dell'ordinanza sul degrado e per il pubblico decoro. Sarà l'occasione per ribadire e costruire insieme a quella parte di città che rifiuta le logiche della segregazione, della falsa sicurezza, delle false paure, un'altra ordinanza possibile, un altro senso di appartenenza e di bene comune verso il nostro territorio, che liberi gli spazi pubblici dal controllo che genera paura, sensazionalismo, emergenzialità, razzismo e intolleranza. Laboratorio Sociale Occupato PAZ > Vai alla feature:
Omicidio squadrista a Verona, sabato 17 manifestazione nazionale