Approfondimento sul caso Esselunga

Pubblichiamo un ulteriore contributo sul gravissimo episodio della cassiera minacciata e picchiata all'Esselunga di Milano e sulle reazioni dei media, dei sindacati e degli stessi dirigenti Esselunga
15 marzo 2008

Dal sito di City of Gods: La vicenda della lavoratrice umiliata e picchiata nel supermercato Esselunga di Viale Papiniano a Milano sta assumendo aspetti su cui vale la pena riflettere. L´impressione che si ricava dall´evoluzione della vicenda e dalle diverse prese di posizione sia sindacali che aziendali è che sia in atto un tentativo di strumentalizzazione. Un meccanismo che ha a che fare con il futuro stesso della più grande impresa per numero di addetti dell´area milanese. E' evidente che il grave fatto accaduto rappresenta la punta di un iceberg di un modello di organizzazione del lavoro (precario e non) che è decisamente noto ai più. Solo i sindacati sembrano accorgersene adesso. Patron Caprotti si guarda bene dall´entrare nel merito dell´accaduto, ma - tramite comunicazioni a pagamento dirette alla clientela, pubblicate sui principali quotidiani nazionali - denuncia un clima di intimidazione contro la sua azienda. Non è la prima volta che succede. Nell´autunno scorso, sempre tramite quei giornali che oggi accusa di "connivenza con il nemico", Esselunga si lamentava dei favoritismi economici e commerciali consentiti alla Coop. A quell´epoca, era stata ventilata dallo stesso Caprotti la possibilità di vendere Esselunga oppure di quotarla in borsa. Nel comparto della grande distribuzione organizzata - luogo di taylorizzazione moderna e alienazione antica del lavoro - Esselunga riveste il quarto posto in Italia per quote di mercato con l'8,7% - dopo Coop (17%), Carrefour (10%) e Auchan (9,3%) - con un fatturato di 5 miliardi, 132 punti vendita e 17 mila dipendenti, quasi tutti concentrati in Lombardia. Si erano ipotizzati contatti con Wal-Mart, da tempo interessata a penetrare nel mercato italiano, o con Tesco, il colosso inglese della distribuzione. Giornali stranieri, quali il tedesco Handelsblatt, hanno parlato di una possibile intesa con il gruppo Rewe (i tedeschi che controllano Standa). E´ stato fatto anche il nome della spagnola Mercadone, in grado di acquisire Esselunga e continuarne lo spirito. L´azienda milanese presenta ancora buoni margini di attivo, seppur con un trend inferiore a quello atteso, soprattutto grazie al fatto che ha la più elevata produttività del settore (il che non può stupire visto l´alto tasso di sfruttamento del lavoro). Il tentativo di prendere la leadership del settore è oramai tramontato di fronte alle campagna acquisti delle multinazionali d´oltralpe Carrefour e Auchan e le prospettive, causa anche la diffusione dei discount e la crisi dei consumi, non sono rosee. Ecco allora la necessità di mantenere elevato il valore e l´immagine dell´impresa tramite la denuncia di politiche intimidatorie, magari per quotarsi in borsa e ottenere laute plusvalenze dalla vendita di parte del pacchetto azionario. Dall´altra parte, in questi giorni Repubblica in particolare e altre mezzi di comunicazione hanno fatto a gara per sollevare il caso delle condizioni di lavoro in Esselunga, trainando altri media (Tg 3 Lombardia in primis). Sul tema, oltre a Cgil-Cisl e Uil, sono intervenuti anche i giornalisti (in un comunicato la Fnsi ha denunciato l´attacco alla libertà di cronaca) e, in vista dell´8 marzo, anche il "movimento istituzionale" delle donne di "Usciamo dal silenzio" si è fatta promotrice di una campagna di boicottaggio dei supermercati Esselunga l´8 e 9 marzo. Si tratta di un interesse improvviso un pò "curioso". Appare infatti paradossale che Fnsi denunci la precarietà e le malversazioni sui posti di lavoro in casa d´altri, quando sembra non accorgersi dell´elevata e crescente precarietà e psico patologia di casa propria. Lo stesso dicasi per Cgil-Cisl e Uil, che mai si sono adoperate per un intervento sindacale nella grande distribuzione degno di questo nome. Il colmo è ora che i sindacati si apprestano ad andare alle trattative con Confcommercio, con richieste di aumenti salariali ridicoli (78 Euro medi lordi), a fronte di una proposta padronale che vorrebbe, tra le altre cose, deroghe al contratto nazionale in caso di nuove aperture e per alcune aree, la riduzione del pagamento dei primi tre giorni in caso di malattia, il peggioramento secco della attuale normativa contrattuale in materia di part-time e contratti a termine, e, in tema di orario di lavoro, la definizione di orario medio annuo, con conseguente incertezza dell'orario giornaliero settimanale (uno egli aspetti più vessatori per i lavoratori nel settore del commercio, come dimostrano le recenti proteste a Milano dei lavoratori della catena GS, in quota Carrefour). In un simile contesto, chi da anni denuncia l´organizzazione del lavoro nella grande distribuzione, chi ha visto la prima comparsa di San Precario - il santo protettore dei precari - non a caso in una Coop del milanese giusto quattro anni fa, chi nell´ottobre del 2006 si è visto appioppare più di una denuncia per una semplice opera di sensibilizzazione sui diritti dei lavoratori all´Esselunga di Via Ripamonti, nel silenzio assordante della stampa (ma dove stavano i giornalisti nel 2006) non può esimersi dal pensare che "c´è senz´altro del marcio in Esselunga" ma che dire del sindacato. In ogni caso, percossi e attoniti dall´encomiabile interesse di tutta la banda sopra citata, non ci resterà che verificare nel tempo "la tenuta" dei sindacati e dell´informazione sul tema. Accerteremo, fiduciosi, l´impegno di Cgil Cisl e Uil nella grande distribuzione. San Precario non dimentica campagne così importanti tanto in fretta. > Vai alla feature: Un 8 marzo particolare