Partecipiamo al corteo di sabato 8 marzo (ore 15 piazza XX Settembre) Molte donne hanno ingenuamente creduto che le conquiste ottenute negli anni passati fossero ormai diritti indiscutibili. L'attacco alle politiche del lavoro e sociali che ha colpito le lavoratrici e le donne in generale ci mostrano una realtà ben diversa. La chiesa cattolica e le forze politiche e il padronato rispondono alle nuove esigenza della competizione globale, dove la guerra diventa un elemento centrale. La patria ha bisogno di madri e non di donne, per sconfiggere la "minaccia dell´immigrazione". Hanno bisogno di lavoratrici sempre più flessibili che assecondino il mercato a scapito dei propri spazi di vita, per smantellare lo stato sociale e reintrodurre il valore della famiglia. Non certo la famiglia reale, che con il passare del tempo ha subito grandi trasformazioni, ma quella finta della pubblicità, dove i figli sono belli e biondi, gli uomini lavorano e le donne stanno a casa; in quella famiglia non ci sono conflitti, e le donne dedicano tutte contente il loro tempo alla cura degli altri. Non importa se poi la cronaca ci rimanda l´immagine di una famiglia fatta di violenza, abusi sessuali, solitudine. La centralità della famiglia serve a nascondere tutto il lavoro GRATUITO delle donne, tutta la loro fatica, tutti i sacrifici, serve a nascondere la disoccupazione delle donne, l´assenza dei servizi pubblici di assistenza alle persone (servizi agli anziani, asili nido, ecc), i bassi salari delle donne, il part time delle lavoratrici madri che sacrificano la propria autonomia economica per conciliare il lavoro con la famiglia. Per ripagare il lavoro svolto dalle donne, le riforme delle pensioni, da quella del 1995 in poi, hanno inesorabilmente aumentato l´età pensionabile delle lavoratrici. I governi di destra e di sinistra con le riforme del mercato del lavoro degli ultimi dieci anni hanno precarizzato il lavoro delle donne. Prova ne è il recente Protocollo sul Welfare del 23 luglio 2007 che,nel silenzio generale, ha aumentato l´età pensionabile delle donne oltre i 60 anni. E´questa l´ideologia che fa si che si metta in discussione la 194 attraverso una vergognosa campagna di criminalizzazione dell´aborto che ha portato al raid poliziesco al Policlinico di Napoli, alle campagna per l´obiezione di coscienza alla pillola del giorno dopo, agli ostacoli all´introduzione in Italia della RU 486. Sui nostri corpi e sulle nostre vite decidiamo noi. Difendiamo la legge 194 e chiediamo con forza che nelle strutture ospedaliere pubbliche sia garantita l´effettiva presenza di personale medico e paramedico che pratica l´interruzione di gravidanza. Rivendichiamo il potenziamento dei consultori pubblici, campagne di informazione , anche nelle scuole, sui mezzi contraccettivi e che finalmente anche in Italia venga utilizzata la pillola RU 486 per l´interruzione di gravidanza (tecnica meno invasiva e non chirurgica). Siamo in piazza ancora una volta contro la società patriarcale per rilanciare i diritti delle donne e per difendere lo stato sociale. In continuità con la grande manifestazione del 24 novembre 2007 a Roma dove le donne hanno reagito alle strumentalizzazioni razziste ed alle campagne di ordine pubblico operate sulla loro pelle ed hanno riaffermato la libertà di decidere delle proprie vite, dando una grande dimostrazione di indipendenza dal teatrino politico. Siamo in piazza per denunciare che In Italia riesce a lavorare solo il 46,3 per cento delle donne; sette milioni in età lavorativa sono fuori dal mercato del lavoro; al sud il tasso di occupazione crolla al 34, 7 per cento, penultime in Europa. Le donne guadagnano meno degli uomini a causa della segregazione salariale e delle discriminazioni. Siamo in piazza per un nuovo protagonismo delle lavoratrici e delle donne tutte, dentro i sindacati di base e nei movimenti sociali. Se le donne vogliono tornare ad essere soggetto attivo nella società devono recuperare la memoria della loro storia e trasformarla nel presente. Non ci è mai stato regalato nulla, solo attraverso la mobilitazione possiamo difendere i nostri diritti e conquistarne di nuovi. Coordinamento Donne Cub Bologna Vai alla feature: Un 8 marzo particolare