A tutti coloro che ci hanno conosciuto Amici ed amiche, vi scriviamo per condividere con voi tutta la nostra indignazione per l’operazione politico- militare che ha avuto luogo ieri mattina nel nostro Quartiere. Quasi duecento militari hanno fatto irruzione nelle nostre case, buttato giù le porte, bloccato le strade di accesso, picchettato gli stabili, terrorizzato i residenti; se potessimo usare una metafora diremmo che i militari hanno rastrellato il Quartiere, come per purgarlo dai ribelli. Non abbiamo alcuna difficoltà a dirvi che la rabbia e l’indignazione ci hanno spinto a ribellarci, ma di questo oggi non vogliamo parlarvi perché sui quotidiani ci sono già nutriti foto-racconti e potremmo comunque parlarne a voce bevendo vino rosso o una tazza di caffè. Vogliamo invece dire alcune cose ed esprimere una promessa La prima. A Bologna la fondazione del PD si basa sull’arricchimento privato e sulla produzione di esclusione per i più deboli, questo è un fatto chiaro e palese così come lo è che Maccaferri e Calzolari siano i partners privilegiati del PD nella Bologna post comunista che si sta dividendo il ricco piatto delle cosiddette “Grandi Opere”, della ristrutturazione urbana e della gestione degli ex servizi pubblici. Allo stesso modo il PD produce devianza ed esclusione: come non vedere nelle baracche del Reno l’effetto del più assoluto sfruttamento lavorativo e della totale assenza di programmi di assistenza municipale? L’esclusione è generata, mica è genetica! Mandare la polizia a distruggere con le ruspe le poche cose di loro proprietà ed espellere famiglie di lavoratori, poveri esclusi dal mercato dell’edilizia residenziale è pura violenza securitaria. La seconda. Noi siamo parte di quella città che non ha reddito fisso, occupazione stabile, biografia familiare milionaria. Come vi abbiamo detto più volte, chiacchierando per la strada o al Parco Magazzari, non siamo più l’anomalia minoritaria, ma l’assoluta maggioranza delle nuove forme del lavoro per le quali i diritti del passato sono solo un ricordo. Il punto è che noi non vogliamo accettare questo regime di povertà, sfruttamento e disciplina. Noi vogliamo cambiarlo, sovvertirlo, ripensare il nostro futuro alla luce dei sogni e dei desideri del presente. Per questo nel 2004 è nato Passepartout e sono state autoassegnate alcune prime case. Il PD, che a Bologna è fatto da burocrati che nel ’56 avrebbero guidato i carri armati in Ungheria e che nel ’68 Praga l’avrebbero bombardata, che oggi finanziano le missioni di occupazione militare in Afghanistan ed in Libano e permettono la costruzione a Vicenza della più grande base militare americana in Europa, sostiene che le case autoassegnate sono state sottratte a chi rispetta le liste di assegnazione. Ebbene, il PD mente sapendo di mentire. Alcune case non erano neppure assegnabili per motivi legali o di fatiscenza, tutte sono state ristrutturate a costo 0 da parte di Passepartout, decine di altre sono lasciate abbandonate a se stesse. Inoltre noi le domande per le case ERP le abbiamo fatte! Il punto è che i parametri delle liste, proprio per lo statuto della nuova precarietà, praticamente ci escludono in partenza perché sono basati su schemi sociali e lavorativi del ‘900. Come abbiamo discusso a lungo, l’autossegnazione delle case sfitte, vuote ed abbandonate dall’ACER e dal Comune di Bologna a San Donato (tante, troppe!) é una forma di nuova contrattazione sociale da parte di nuovi soggetti politici, non altro. Infine, la promessa. Buttandoci fuori dalle case di via Calindri e via Ristori non si è risolto il problema, si è solo nascosta la polvere dei nuovi bisogni sociali sotto il tappeto delle politiche legalitarie. La promessa è che torneremo. Discuteremo forme, modi, tempi e tecniche. Ma torneremo. Le compagne ed i compagni di PassePartout Vai alla feature Sgomberate le case occupate di San Donato