Nella Ginatempo propone una stimolante riflessione

Il movimento non è un juke-box

L'autrice di "un mondo di pace è possibile" (edizioni Gruppo Abele), attivista storica del movimento contro la guerra italiano si chiede che fine hanno fatto le centinaia di migliaia di pacifisti che solo due anni fa riempivano ancora le piazze del nostro paese
30 novembre 2006

Nella Ginatempo Da tutte le parti e soprattutto dai palazzi della politica, laddove la sinistra si è fatta intrappolare dai ricatti di un governo che fa la
guerra di sinistra e il liberismo di sinistra, si sente invocare il
movimento. " Se ci sei batti un colpo" si ripete a gran voce. Dov'era il
movimento di massa quando gli otto senatori dissidenti sono rimasti soli
e si è votato per continuare la guerra in Afghanistan ?
E dov'era quando Israele bombardava il Libano e dov'era quando si sono
viste le stragi di Israele a Gaza e a Beit Hanun ? E oggi perché non
scende in piazza per ritirare le truppe dall'Afghanistan ? Anzi,
qualcuno si spinge a dire: perché il movimento non ci da' una mano per
ottenere compromessi più avanzati nella coalizione di governo ?
E' una ben strana visione di che cosa è, di come è fatta la gente che in
questi anni ha animato le piazze. Abbiamo avuto un movimento per la pace
vastissimo che ha attraversato l'intera società, che ha contagiato il
modo di pensare, il modo di essere di milioni di persone. Dove sono ora
queste persone e perché quella grande energia e partecipazione sembra
dissolta come neve al sole ?
Ma signori, siete voi che l'avete dissipata. Siete voi che sedete nel
palazzo, con la pretesa di rappresentare la sinistra d'Italia - e di
essere i più autorevoli portavoce di quel movimento che per cinque anni
ha lottato nel paese- che avete mandato a casa, dissolto quella energia
e partecipazione. Siete voi che non avete fatto il vostro dovere. Che
avete trovato mille se e mille ma per votare si alla guerra. E per fare
altri, più secondari compromessi sulle risorse e la giustizia sociale.
Ho conosciuto centinaia di persone di diverso genere, età e condizione
che in questi cinque anni hanno lottato contro la guerra, nelle
situazioni locali e nazionali, che hanno animato nel solo 2003 ben 7000
manifestazioni in Italia e migliaia negli anni seguenti. Cosa sperava
tutta questa gente ? Quale spinta potente la portava a "mobilitarsi",
come si usava dire ? E soprattutto quale evento, quale nuovo clima aveva
portato tante persone che non avevano mai partecipato prima ad un
movimento o che da anni non avevano più partecipato, ad accendersi di
nuova passione politica ? C'era stata Genova e c'erano al governo
Berlusconi e Fini e questo era un forte elemento di coesione della gente
di sinistra e soprattutto c'era la guerra di Bush e bisognava fermarla.
O almeno, e questo era il sogno collettivo, bisognava ottenere una
svolta della politica italiana, che l'Italia si dissociasse dalla
guerra. Dunque in fin dei conti era la speranza, più ancora della
rabbia, che motivava le persone. La speranza di un cambiamento, poi
logorata dai lunghi anni di guerra che nessuno era riuscito a fermare.
Ma l'illusione stava nel credere che il cambiamento si potesse ottenere
cambiando governo e mandando in Parlamento e al governo tante autorevoli voci che erano state interne al movimento, parti della sua storia.
In brevissimo tempo questa illusione è stata incenerita. Il governo
continua la partecipazione dell'Italia alla guerra.. Stiamo al seguito
della NATO in Afghanistan a fare la guerra guerreggiata dopo cinque anni
di occupazione militare di uno dei paesi più poveri e devastati del
mondo. Stiamo coi militari armati in Libano, ma sotto "l'égida
dell'ONU", perché sembra che le crisi internazionali si affrontano solo
con le armi, e lì facciamo finta di essere neutrali mentre affamiamo il
popolo palestinese con l'embargo e soprattutto mentre cooperiamo
militarmente con Israele, facciamo con Israele le esercitazioni NATO,
facciamo ricerca sulle armi con Israele, addestriamo i militari con
Israele, compriamo armi da Israele. La maggioranza e l'opposizione,
insieme al presidente della repubblica chiamano le guerre "missioni di
pace", e vogliono convincerci a chiamare eroi i nostri ragazzi caduti in
Iraq e Afghanistan "per la pace" . Il governo di centrosinistra insieme
a tutte quelle brave persone che abbiamo mandato in Parlamento a
rappresentare il "No alla guerra senza se e senza ma" varano una
finanziaria di guerra che non solo rifinanzia le missioni militari, ma
soprattutto aumenta in modo esponenziale- un salto rispetto al governo
di centrodestra- le spese militari con gli acquisti dei nuovi armamenti.
La guerra di sinistra, multilaterale e umanitaria conquista la sua
egemonia nel discorso politico ufficiale e travolge in brevissimo tempo
quel pacifismo radicale che si era affacciato sullo scenario politico
agli inizi del nuovo secolo col suo "No alla guerra senza se e senza ma".
E' stata dissolta la speranza. Oggi il movimento è come un motore che
arrugginisce, privo di combustibile. C'è troppa rabbia repressa e
delusione ed anche passività rassegnazione, attesa e scetticismo. Perché
milioni di persone dovrebbero scendere in piazza oggi, per ottenere
quello che non hanno ottenuto con cinque anni di lotte e un cambio di
governo ? Si è forse ottenuto qualcosa in finanziaria per i precari del
4 novembre? E per la Palestina, dopo ben due manifestazioni a Roma e a
Milano , e dopo le vuote parole sulla conferenza di pace, si è forse
posta al Governo e al Parlamento con la dovuta determinazione ed
efficacia la questione della rottura dell'accordo di cooperazione
militare Italia-Israele ? E sulle basi militari in Italia, si è riusciti
a mettere uno stop agli sciagurati ampliamenti delle basi USA come
Vicenza, Sigonella, Taranto ? E si potrebbe continuare via di questo
passo. L'Italia rimane saldamente ancorata al sistema di guerra, con la
benedizione di tutto il centro sinistra.
Signori del palazzo che sedete a sinistra, credevate che il movimento
fosse un juke-box, che bastasse mettere la monetina e pigiare un bottone
per far partire il disco ?? No, c'era un legame, qualcosa di invisibile
e di profondo che legava il popolo della pace a coloro che oggi
presumono di rappresentarlo. Una connessione sentimentale. Bruciata
questa, avete mandato la vostra gente a casa.
E la direzione del movimento, che per anni aveva proclamato nelle piazze
il suo "No alla guerra senza se e senza ma" come ha fatto a inghiottire
senza proteste questo tappo della PolitiKa, questo dissolvimento suicida
delle sue migliori lotte e piattaforme, come ha fatto a trasformarsi in
uno spot del Ministro degli esteri, ad accodarsi passivamente alle
mediazioni inaccettabili volute e imposte al movimento dalla sinistra al
governo ?
Improvvisamente sembra che il tavolo si sia rovesciato, non sono più "i
rappresentanti politici" che assumono le istanze del movimento per
ottenere risultati politici, dando priorità alla pace anziché alle loro
poltrone, ma viceversa le piazze vengono usate per mantenere i consensi
a partiti e mediazioni di partito.
L'unica speranza per il futuro è che dalla coscienza della crisi possa
rinascere un movimento nuovo. Senza partiti né grandi né piccoli, senza
più illusioni sulla democrazia rappresentativa, senza aspettarsi la
cosiddetta "sponda politica", senza più delega. Un movimento che si
autodetermini, che si autoorganizzi, che non sia al servizio dei
partiti, né eterodiretto dalle associazioni collaterali al governo, e
neanche fagocitato da sigle e partitini minoritari, ma che
all'occorrenza convinca i rappresentanti a servire.
Oggi qualche scintilla rinasce dal basso, dalle lotte locali. A Vicenza
nasce qualcosa di nuovo, una lotta autogestita per un obiettivo
concreto, per la smilitarizzazione del territorio. La nostra speranza è
che la capacità di autoorganizzazione dimostrata con la manifestazione
del 2 dicembre contro la base militare Dal Molin, sia duratura e
costante,in grado di contaminare anche le altre realtà locali e di
costruire percorsi orizzontali di collegamento.

Nella Ginatempo

fonte: http://italia.attac.org/spip/article.php3?id_article=1433