L’università è “turbata” da qualche assemblea, c’è stato anche un tentativo di occupazione

Prove tecniche di conflitto


21 dicembre 2001 - Sonia Pellizzari

Le prove tecniche di movimento del 30 ottobre scorso con la manifestazione di dissenso degli universitari agli esponenti di Confindustria che, a porte chiuse, con la Ministra Moratti, discutevano di formazione e mercato del lavoro in assenza degli istudenti, sono riprese, in forma diversa, il 12 e 13 dicembre.
Lo Spazio Sociale studentesco di via Belmeloro ha proposto un Forum autogestito con l’occupazione di un’aula dell’Università per discutere, in pubbliche assemblee, di temi su cui forse anche per una incalzante negazione di spazi non è facile confrontarsi: privatizzazione dei saperi e diritto alla studio. L’occupazione dell’aula Barilla nella Facoltà di Economia è stata sostanzialmente concessa: nessuna forma di impedimento o controllo serrato... alle 19,30 di mercoledì l’aperitivo biologico a base di vino e pizza ha avuto tranquillamente inizio.
Ecco cosa mi ha detto Valentina del gruppo Consumo Critico del Forum Co\Scienze Politiche, promotore dell’iniziativa: «Il nostro gruppo si propone di realizzare un percorso di studio e di azione nell’ambito di tematiche come il consumo critico ed etico, lo stile di vita “sostenibile” e la qualità della vita. Se da un lato invitiamo ad evitare l’acquisto di certi prodotti con un’opera di boicottaggio, dall’altro pensiamo si debba anche fare una scelta attiva:comprare soltanto alimenti che non siano solo genuini ma anche locali e prodotti seguendo determinate procedure. Nel piccolo possiamo iniziare cambiando un pò le nostre abitudini, informando i cittadini su cosa mangiamo o cooperando ad esempio con i comitati anti-smog per non rischiare di chiuderci. Abbiamo in mente il boicottaggio di un notissimo prodotto e poi in concomitanza con Porto Alegre pensiamo di creare un forum anche quì a Bologna».
La targa dell’aula viene capovolta e sopra alcuni studenti scrivono: Aula Carlo Giuliani.
Il dibattito, nella serata di mercoledì, ruota attorno al tema “Dal sapere critico alla critica dei saperi”: saperi come strumento di produzione di idee e quindi di ricchezza, saperi a cui, spesso, è difficile accedere, saperi più o meno funzionali alla logica di profitto del sistema industriale che, indiscusso, impone i propri canoni nella scuola e nell’università facendo degli studenti pedine sempre più flessibili. Ecco cosa è emerso dalla tavola rotonda.
Fiorino Iantorno di Attac Italia: «Questo movimento studentesco che sembra volersi affermare con la rivendicazione di spazi e ruoli più ampi è anche un risultato di Genova, spero diventi una tappa fondamentale nella lotta alla globalizzazione neo-liberista. Questa è una sociatà dei 30 secondi (tempo di estrazione del Bancomat, del cibo dal microonde ecc.), ci sono dei tempi che vogliono imporci a cui bisogna assolutamente opporsi... l’università diventa sempre più terreno fertile per le multinazionali che propinano ricerche e progetti che incrementeranno l’utilità finanziaria, la formazione diventa una semplice voce di bilancio».
Serena Sorrentino dell’UDU nazionale: «Se qualcosa in questa società, che non ci va bene, vogliamo sovvertire, bisogna incominciare dalle scuole e dall’università con la riappropriazione e l’autogoverno di strutture e spazi, con l’autodeterminazione del proprio progetto culturale in cui il risultato finale non sia un semplice certificato al cui contenuto si è minimamente contribuito».
Federico Martelloni di Ya Basta: «Se c’è una cosa che viene consegnata al senso comune è che il sapere è il cuore del sistema produttivo. Il principale produttore di ricchezza è macchina e materia prima della produzione. Gli studenti sono figure ibride un pò sospese tra la formazione a pagamento e il lavoro intellettuale poco pagato (stages, tirocinii); evolvendosi, le conoscenze scientifiche e tecnologiche comportano, per essere produttivi, la necessità per lo studente di rivedere la propria formazione. Per anni si è parlato del bisogno di un sapere che fosse critico: io penso che con i nostri saperi dovremmo intervenire direttamente nell’università chiedendoci a cosa e a chi serve quello che studiamo. La contraddizione, oggi, è che, nonostante si sia consapevoli della strategicità della formazione, si continua a contabilizzare l’istruzione nel bilancio statale. La circolazione dei saperi col tempo viene sempre più meno, per questo parlerei anche di diritto al sapere oltre che di diritto allo studio nel senso del walfare».
Roberto Bui scrittore di Wu Ming: «Le normative sulla proprietà letteraria sono un ostacolo alla libera circolazione dei saperi e alla produzione di ricchezza. I diritti d’autore spesso creano una ricchezza parassitaria (la SIAE è un esercito privato che estorce), i copyright ingabbiano buona parte del capitale cognitivo anche se con fotocopiatrici, campionatori e internet tutto diventa più difficile da controllare (Napster ne è l’esempio). Noi mettiamo a disposizione dei lettori la nostra produzione tranne che per usi commerciali».
Si è anche parlato del software libero (Linus tra questi), acerrimo nemico delle multinazionali informatiche, e di come diritti d’autore e brevetti siano tangibile ostacolo alla circolazione di conoscenze nonostante la diffusa pirateria.
Subito dopo, sono stati proiettati i video sulla disobbedienza sociale a Bologna del 17 novembre, sul consumo critico del 24 novembre, su Zurigo, Napoli e Genova...
La mattina seguente, colazione biologica e poi assemblea sul diritto allo studio, necessaria dopo le ultime “uscite” dell’Arstud. Probabilmente, quest’anno, molti studenti idonei alla borsa di studio, sia per reddito che per merito, non saranno assegnatari e questo potrebbe far pensare che l’Azienda gestisca gli attivi in modo non così consono a quello che dovrebbe essere la tutela del diritto allo studio (ha creato per esempio uno studentato elitario per i più studiosi). Per l’Arstud lo studente a cui sono erogati i servizi è un semplice utente poi non sempre rispettato:il rispetto delle scadenze richiesto con indiscutibile zelo non viene mai rispettato quando arriva il momento di dare un posto letto o una borsa di studio. Nel periodo di Natale per esempio le case dello studente chiudono per due settimane e se qualcuno avesse bisogno di una casa anche in quel mentre? Rimane aperto appositamente uno studentato ma attenzione per dormire bisogna pagare venticinquemila lire: pagare due volte quindi per non stare nemmeno a casa tua!
Con Tullia Moretto, della Nidil-CGIL, di Bologna gli studenti discutono del precariato che essi stessi rappresentano, di come siano diventati manodopera intelligente (in linea di massima), poco conflittuale e flessibile(per necessità). Sono migliaia gli studenti e le studentesse che lavorano in alberghi, bar, call center, case private, nella maggior parte dei casi senza garanzie di diritti o di accesso ai servizi (rateizzazione). I lavoratori atipici hanno contratti di collaborazione continuativa con cui l’autonomia è inesistente, si è esposti facilmente a licenziamenti, si è ricattabili in poche parole. Nel contratto di Associazione-partecipazione con cui si diventa soci prestando lavoro non si hanno ferie o tredicesima per non parlare poi del cottimo. A Bologna un noto negozio paga i commessi su ogni pezzo venduto solo se il prezzo supera le £100000: la maggior parte dei capi costano £99900!
Alla fine faccio un po’ il bilancio di queste due giornate con Gianni Monte del Forum Co/Scienze Politiche, lo sfortunato ragazzo che il 10 dicembre, in seguito ad una performance di protesta all’on.Garagnani, si è preso una bastonata in testa da un forzitaliota:
«A proposito di quel giorno, ti dico che con i compagni dello Spazio sociale studentesco abbiamo deciso di manifestare apertamente il dissenso ad un onorevole che presentava pubblicamente i risultati del telefono-spia a caccia di quei professori comunisti, vero e proprio reato! Quando il piatto di carta con la panna ha colpito in faccia Garagnani io stavo spiegando a mani alzate che non si trattava di materiale contundente...gli addetti alla sicurezza hanno iniziato a picchiarci e a me è andata ancora peggio. Si sono comportati da militanti di partito tra il clericale e fascista ma che cosa si può fare per esprimere dissenso? Sì parlare ma fino a quando? Non vorrei che questi episodi diventino la norma. Per oggi e ieri penso che abbiamo creato uno spazio di protesta ma anche di socialità e confronto. La cosa strana è che se ci chiudiamo in quattro mura va più o meno bene a tutti, l’importante è non cercare di rendere partecipi i comuni cittadini, chi non fa politica attiva quindi, e questo andrebbe cambiato. Trovo positivo che il Rettore sia un uomo rispettoso con cui si può parlare, eccezione nei nostri riferimenti istituzionali.Noi continueremo andando a Foligno dove si terranno gli Stati Generali della scuola e poi agiremo in città. Ricordo che lo spazio sociale studentesco si riunisce ogni martedì alle 18 in via Belmeloro 1\e».
Uno dei punti dolenti rimane la scarsa partecipazione da attribuire in parte a pecche organizzative e indubbiamente (cosa ben più grave e insanabile) ad un’ apatia pervasiva spesso inconsapevole.