Valerio Evangelisti, a Vag61 per la presentazione del suo ultimo libro, traccia un quadro tanto spietato quanto sincero della città. Dopotutto "con Cofferati si è raggiunto il fondo, da Delbono non è che mi aspetti molto". Leggi e ascolta l'intervista realizzata con Evangelisti e la presentazione di "Veracruz". > Vai all'intervista con audio: Evangelisti: “Bologna? Perbenista, ipocrita e razzista” [audio] > Vai alla presanzùtazione con audio di Veracruz
Il testo stampato sulle bandelle della copertina conferma le nostre impressioni: "Siamo nel 1683, due anni prima degli eventi narrati nel romanzo Tortuga. Il cavaliere Michel de Grammont, ultimo leggendario capo dei Fratelli della Costa che infestano il mar dei Caraibi, propone ai compagni un’idea folle: conquistare e saccheggiare Veracruz, la città più importante della Nuova Spagna, giudicata imprendibile. Un’impresa condannata anche da quella corona di Francia di cui i pirati si dicono gli agenti, che ha firmato con gli spagnoli un effimero trattato di pace. Prende il largo dall’isola di Roatán la flotta più imponente che abbia solcato le acque centroamericane. Uomini spericolati, cinici, rotti a ogni crudeltà. Se esiste un ideale, è di arricchirsi in fretta e sperperare tutto nei pochi anni di vita che rimangono. Quanto all’orizzonte strategico che ispira chi manipola i fuorilegge del mare – togliere alla Spagna il monopolio dei commerci nell’area caraibica – è per gli equipaggi puro pretesto che legittima un’avidità sfrenata. Hubert Macary, ufficiale al servizio del capitano Lorencillo, è uomo stolido, coraggioso e fedele, con un lungo passato militare. Considera una virtù l’obbedienza cieca, la gerarchia il perfetto assetto sociale. La ferocia dei pirati non lo turba: l’importante è obbedire. Le sue convinzioni saranno scosse da due donne: Claire, la sorella del cavaliere de Grammont, imprigionata a Veracruz dall’Inquisizione come ugonotta, liberata ormai morente; e soprattutto l’affascinante Gabriela Junot-Vergara, in apparenza convenzionale femme fatale, seducente e irresistibile, ma forse mossa da ideali più nascosti e da finalità indecifrabili. Dopo la sanguinosissima presa di Veracruz saranno Claire e Gabriela, l’una moribonda e l’altra fin troppo viva, a guidare non solo Macary, ma l’intera Filibusta, verso l’abisso descritto in Tortuga. Accanto ai personaggi principali, anima il racconto un’intera folla di comprimari: i capitani Lorencillo e Van Hoorn, i governatori corrotti coinvolti in complicati giochi geopolitici, le donne-bucaniere dai costumi disinvolti, i semplici marinai capaci di passare con indifferenza dalla generosità all’efferatezza. Un quadro dei Fratelli della Costa senza precedenti nella narrativa avventurosa, al tempo stesso crudamente realistico e oggettivamente pittoresco, ma documentato con serietà. Quasi l’antitesi del romanticismo salgariano, e dell’abbondante saggistica che ha letto l’epopea dei pirati della Tortuga in chiave di rivolta libertaria. Lo sfondo ambientale sono isolette suggestive, mari cristallini, sabbie bianchissime, città costiere protette da banchi di corallo. Chi ha detto che l’inferno abbia colori cupi?"
In un’intervista di un po’ di tempo fa, a chi gli chiedeva se nei suoi romanzi c’è traccia della sua visione politica e sociale del mondo, Evangelisti rispondeva: “Certo, nei miei romanzi lascio trasparire la mia visione del mondo, che non è tanto politico-ideologica, quanto principalmente morale. Sono contro la guerra, contro il razzismo, contro lo sfruttamento, contro il colonialismo, per l'uguaglianza tra i sessi. Ciò al di là della trasposizione di queste posizioni in politica, di cui non mi interesso più di tanto, specie nella sua versione partitica. Dato che si tratta, in me, di convinzioni radicate, è inevitabile che i miei libri le riflettano. Mi tengo però accuratamente alla larga dai predicozzi. Credo in una narrativa non didascalica, che sollevi dubbi piuttosto che fornire risposte. Queste ultime spettano ad altri, non allo scrittore. Un autore che abbia intenti pedagogici non può che produrre pessima narrativa”. Lo ascolteremo volentieri a Vag il prossimo 6 novembre.
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